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DOSSIER SHOPPER


1. Sacchi per la spesa: quanti tipi?
Sta crescendo la sensibilità dei consumatori verso la sostenibilità ambientale dei prodotti di largo consumo, caratteristica meno percepibile rispetto alle caratteristiche prestazionali ed al costo e, per questo motivo, finora trascurata. Tuttavia i consumatori, le autorità pubbliche, la grande distribuzione sono sempre più sensibili alla compatibilità ambientale dei prodotti e alla necessità di orientare gli acquisti in modo da ridurre gli impatti ambientali.
In particolare, i sacchi per l’asporto merci monouso distribuiti alle casse dei supermercati (i “sacchi per la spesa” di plastica) sono considerati con molta preoccupazione in quanto dotati di alcune caratteristiche potenzialmente negative.
In primo luogo i sacchi per la spesa sono prodotti in quantità enormi a livello mondiale. Solo in Italia si stima che siano distribuiti 5 miliardi di sacchi l’anno. I sacchi per la spesa sono ben noti per il fatto di essere abbandonati in modo incontrollato nell’ambiente1. Il rilascio incontrollato non è chiaramente un problema specifico dei sacchi, bensì un problema di natura sociale che deve essere contrastato con l’educazione al rispetto ambientale e al rispetto
del bene pubblico. Tuttavia, a causa dell’eccessivo utilizzo, la quantità di sacchetti abbandonati risulta alta in valore assoluto, con la creazione di un problema ambientale ed estetico, a livello
paesaggistico. Sono noti i problemi di soffocamento di uccelli e di animali marini dovuti ai sacchetti di plastica. Meno noto è il problema
della micro-contaminazione marina dovuta alla frammentazione delle plastiche. Esistono quindi motivi fondati per cercare di
ridurre l’impatto dei sacchi, individuando le soluzioni migliori.


Sacchi per la spesa venduti alle nei supermercati


 descrizione
Tipico sacchetto di plastica, generalmente fatto con polietilene. In gergo vengono anche chiamati sacchi “T-shirt”
Sacchi di carta con maniglie

Altri contenitori riutilizzabili non a vita breve


 descrizione
Sacco di polipropilene riutilizzabile
Sacco di juta riutilizzabile
Sacco di cotone riutilizzabile
Tipica sporta per la spesa



2. Sacco monouso o sporta?


In questa analisi viene dato per assodato il fatto che la "sporta", ossia il sacco riutilizzabile, è il mezzo migliore per "l'asporto merci". Il costo ambientale legato alla produzione del bene viene ammortizzato in innumerevoli viaggi "supermercato-casa" e il costo ambientale legato allo smaltimento è limitato ad un pezzo.
Di fatto, però, i sacchetti monouso vengono richiesti alla cassa dai consumatori che si sono dimenticati la sporta. Diamo quindi per assodato che c'è una certa richiesta di sacchi "monouso". A
quali sacchi dare la preferenza? Se il criterio che vogliamo usare è quello della sostenibilità del servizio offerto è preferibile scegliere il sacco monouso che, complessivamente, causa gli impatti minori. Esistono infatti impatti dovuti alla produzione, alla gestione/uso del prodotto e allo smaltimento.
Con l'analisi LCA "cradle-to-gate" si possono confrontare gli impatti relativi alla produzione e ascriverli al sacco prima dell’uso.
Gli impatti legati all'uso devono tener conto della possibilità di "spalmare" il costo ambientale su un più alto numero di utilizzi.
A tal proposito, per un utilizzo ottimale del sacco monouso è opportuno che, a casa, dopo aver svolto il suo primo compito (ossia quello di trasportare la spesa) il sacco sia utilizzato per un secondo impiego che "ammortizzi" i costi ambientali ed economici legati alla produzione.
La raccolta dei rifiuti è il tipico "secondo uso" dei sacchi della spesa. Ottimale è anche la possibilità di un certo riutilizzo per l’asporto delle merci, anche se limitato.

3. Sacchi per l'asporto merci come sacchi per i rifiuti

Non sono disponibili dati basati su ricerche demoscopiche, ma crediamo di non sbagliare dicendo che nella maggioranza dei casi i sacchi monouso per l'asporto merci sono usati come contenitori temporanei dei rifiuti, nel passaggio dal bidoncino domestico al contenitore condominiale o stradale. I rifiuti sono ora raccolti in modo differenziato. In realtà questa affermazione trova una declinazione piuttosto composita in Italia. In alcune zone la
raccolta differenziata (RD) ha superato il 70%, mentre in altre zone la RD non è stata ancora seriamente implementata. Tuttavia è chiaro a tutti che la RD è un passaggio obbligato nell'evoluzione della gestione moderna dei rifiuti. Le frazioni sono divise in flussi omogenei dagli utenti e raccolte poi in modo separato. Plastica,
carta, vetro, umido, e rifiuto residuo sono i 5 flussi che attualmente rappresentano lo standard della raccolta differenziata.
Se i sacchi della spesa monouso, una volta arrivati a "destinazione", cambiano funzione e assumono quella di sacchi per i rifiuti, allora occorre inserire questa funzione secondaria nella griglia di valutazione che stiamo costruendo per giudicare il ruolo potenziale di sacchi con caratteristiche differenti.
La domanda da porsi è: quali sono le caratteristiche che un sacco per i rifiuti, che arriva all'utenza domestica sotto forma di sacco per la spesa, e si "trasforma" in sacco per i rifiuti deve possedere in modo da svolgere i due ruoli nel modo più utile e sostenibile?
La risposta è: la biodegradabilità e la compostabilità.

4. L'importanza di raccogliere i rifiuti organici con sacchi biodegradabili e compostabili

Impianti di compostaggio che producono compost di qualità ricevono continuamente camion che scaricano masse di rifiuti organici, chiusi in sacchi biodegradabili e compostabili. In questi impianti la qualità del rifiuto conferito si misura dal grado di "purezza", ossia da quanta poca plastica, vetro, ecc. sono presenti nel rifiuto iniziale. Un rifiuto sporco produce un compost sporco. Un compost sporco, ossia inquinato da brandelli di plastica e altri contaminanti, perde di valore commerciale e quindi la reale "riciclabilità" ne può essere compromessa, con l'interruzione del circolo virtuoso. Se la grande distribuzione fornisce sacchi biodegradabili e compostabili, offre non solo un servizio al cliente ma offre anche un prodotto che, dopo l'uso primario, acquista una funzione specifica nella gestione dei rifiuti domestici. Il sacco biodegradabile e compostabile può essere utilizzato in modo indifferente sia per raccogliere il rifiuto residuo che per raccogliere il rifiuto umido. Nel primo caso la compostabilità è una caratteristica neutra, non è utile ma non è nemmeno dannosa. I rifiuti residui vengono smaltiti mediante incenerimento con recupero di energia o in discariche controllate, senza conseguenze. Nel secondo caso l'uso di un sacchetto compostabile è un fattore molto importante, perché permette di creare un rifiuto omogeneo, dove sia contenitore che contenuto godono delle stesse proprietà di degradazione. In questo senso i sacchi biodegradabili e compostabili diventano sicuramente "sostenibili", perché si inseriscono in un progetto di gestione intelligente dei rifiuti che trascende di gran lunga il problema “rifiuti” stesso, e si propone di offrire possibili soluzioni ad un altro problema dei nostri tempi, ossia quello dell'allontanamento della sostanza organica dai suoli agricoli, della fertilità dei suoli e della desertificazione.
In altre parole i sacchi compostabili possono contribuire ad ottimizzare l’intercettazione della materia organica (in termini quantitativi e qualitativi) ed il suo ripristino nei suoli dai quali essa è costantemente “asportata” sotto forma di alimenti, per la nutrizione umana ed animale.

5. Rilascio accidentale dei sacchi monouso: la biodegradabilità come "rete di sicurezza"

La biodegradabilità del sacco per la spesa non deve essere una scusa o giustificazione per il suo abbandono in natura. Quindi questa caratteristica non deve essere usata per motivi propagandistici, per non ingenerare comportamenti sbagliati.
Tuttavia la biodegradabilità può comunque diminuire l’impatto ambientale in caso di rilascio incontrollato e rappresenta pertanto un'importante caratteristica dei sacchetti per la spesa che deve
essere valutata dal punto di vista ambientale, dato che, in ogni caso, una certa frazione di sacchetti sottoposti a rilascio incontrollato è ineliminabile.
Considerando i quantitativi in gioco, questa frazione si traduce in un numero di sacchetti dispersi nell'ambiente esorbitante. A causa della forma e del leggero peso, i sacchetti vuoti sono facilmente trasportati dal vento e quindi la loro tendenza a "migrare" è alta. In particolare, come riportato da Moore, le plastiche sono entrate nell'ambiente marino in quantità crescenti negli ultimi decenni e hanno dato origine a quella che attualmente viene definita micro-contaminazione, causata dalla frammentazione delle plastiche non
seguita dalla loro biodegradazione. Le plastiche biodegradabili, grazie alla loro biodegradabilità inerente, danno luogo ad un rischio ambientale più basso. Per prodotti a grande rischio di dispersione,
la biodegradabilità rappresenta quindi una garanzia di minore impatto ambientale.

6. Plastiche che usano sostanze rinnovabili:
un'opportunità oppure una minaccia?


I prodotti Mater-Bi® sono in parte di origine rinnovabile, ossia derivano da prodotti di origine agricola o forestale. La progressiva sostituzione di prodotti a base di sostanze fossili (petrolio) con sostanze da fonti rinnovabili è una necessità a lungo termine per la nostra società. Il petrolio è una risorsa limitata, il cui costo è in aumento a causa dell’incremento della domanda a livello mondiale.
Il Mater-Bi® è il risultato di uno sforzo continuo verso l’utilizzo di nuove tecnologie e nuove filiere di fornitura industriali che si basano sull’uso di materie prime ed energia rinnovabili, pur sempre
mantenendo le prestazioni dei prodotti. Lo sviluppo di prodotti derivati da materie prime rinnovabili può dare un contributo importante allo sviluppo sostenibile, in quanto offre la possibilità
di un minor impiego di energia per la loro produzione e una più ampia gamma di opzioni per la gestione dei rifiuti, con conseguente riduzione dell'impatto ambientale. Esso rappresenta inoltre un'ottima opportunità per lo sviluppo di sistemi integrati a livello verticale, con l'auspicato coinvolgimento degli agricoltori e dell'industria in un progetto comune. L’impiego di risorse rinnovabili è alla base del concetto di bio-raffineria. Novamont è attualmente impegnata nello sviluppo industriale di bio-raffinerie. L'uso di risorse agricole genera però anche numerose critiche. Dopo il grande entusiasmo per l'energia generata da fonti agricole rinnovabili, si è assistito ad un repentino cambiamento di atteggiamento. La causa è stato l'aumento dei prezzi delle materie prime alimentari.
Per la produzione delle materie prime rinnovabili impiegate nel Mater-Bi® non vengono sfruttati terreni vergini o deforestati. Le coltivazioni industriali (di mais o oli vegetali) impiegate nella produzione del Mater-Bi®, derivano da aziende agricole tradizionali. Al momento, la maggior parte dell'amido impiegato nella produzione di Mater-Bi® è di coltivazione italiana. La quantità
totale dell'amido di mais usato da NOVAMONT nel 2007 è stata pari allo 0.05% (circa 540 ha) della totalità del terreno italiano impiegato nella produzione di mais (secondo i dati della FAO, il suolo italiano coltivato a mais nel 2006 era pari a 1.107.997 ha).
Le tensioni economiche riguardanti la disponibilità di materie prime impiegate nella produzione di prodotti alimentari e da foraggio sono state dovute, secondo la maggior parte degli esperti, a diversi fattori:

  • l'aumento del prezzo del petrolio che ha portato ad un incremento significativo nei costi della produzione di cereali
  • l'aumento della richiesta nei paesi in via di sviluppo, e il cambiamento nelle abitudini alimentari nei paesi emergenti
  • (maggior consumo di carne)
  • interessi speculativi nei mercati
  • gli scarsi raccolti in alcuni paesi
  • l'aumento della popolazione mondiale
  • la richiesta nell'industria dei biocarburanti.


I biocarburanti al momento coinvolgono circa 10 milioni di ettari, su un totale di terreni agricoli pari a 1,5 miliardi di ettari e ad un'area totale dedicata ai pascoli pari a 4,5 miliardi di ettari.
Lo sfruttamento del terreno per le bioplastiche è di gran lunga inferiore.
È interessante notare che l'amido è già in uso per scopi industriali da decenni. Nel 1996 il mercato di amido per uso industriale nell'UE è stato di 2,6 milioni di tonnellate. L'uso industriale nella sola
Gran Bretagna è stato di 220000 tonnellate ossia il 25% dell'amido totale usato in GB4. Il mercato europeo di amido è ora riportato essere pari a più di 8 milioni di tonnellate. La capacità produttiva
mondiale di plastiche biodegradabili nel 2003 era stata stimata intorno alle 187.000 tonnellate circa. Secondo stime più recenti di European Bioplastics, la capacità del 2005 era di 300.000 tonnellate, pari circa allo 0,13% della produzione mondiale di materie plastiche (circa 230 milioni di tonnellate). L'amido impiegato direttamente o indirettamente nella produzione di plastiche
biodegradabili è stimato attorno alle 200.000 tonnellate a livello mondiale.
Questi dati dimostrano chiaramente che non esiste una correlazione diretta tra la richiesta di bioplastiche e la disponibilità limitata o i prezzi dei generi alimentari.
Che conseguenza avrebbe la sostituzione totale dei sacchetti di plastica distribuiti in Europa?
Supponendo di avere una produzione europea totale di 700.000 tonnellate l'anno di sacchetti, e supponendo di passare dai processi di produzione tradizionali a bio-processi in cui fossero impiegate 350.000 tonnellate di mais, lo sfruttamento del
terreno totale sarebbe di circa 30.000 ettari. La produzione europea totale di amido di mais è di circa 8.000.000 tonnellate, che corrispondono a circa 686.000 ettari. Quindi, anche considerando il
limite massimo, ossia una sostituzione totale a livello europeo, meno del 5% del terreno attualmente dedicato al mais sarebbe sfruttato per i sacchetti della spesa biodegradabili.

7. "Cradle to cradle": dal suolo al suolo

I prodotti Mater-Bi® biodegradabili e compostabili derivano in parte da materie prime che nascono dal terreno agricolo. Essi però ritornano al terreno come composto fertilizzante. È ampiamente
documentato il fatto che il compostaggio abbia effetti benefici sulla maggior parte dei terreni. Le plastiche biodegradabili e compostabili possono essere impiegate nel riciclaggio di grandi quantità di materiali organici (rifiuti di cucina e domestici) che altrimenti non potrebbero essere riciclati. I metodi di rafforzamento della cattura di CO2 in terreni agricoli e forestali non solo combattono il cambiamento climatico, ma migliorano anche la qualità del suolo. C'è un effetto benefico sulla natura e sulla protezione delle biodiversità, sulla qualità dell'acqua, sulla sicurezza alimentare e, di
conseguenza, sulla salute dell'uomo.
I sacchi della spesa compostabili, se usati come sacchetti per la raccolta di scarti alimentari nel riciclaggio dei rifiuti organici, possono aiutare a produrre un flusso omogeneo di smaltimento e
infine un compostaggio di alta qualità.
Il Mater-Bi® di seconda generazione usato per i sacchi per la spesa biodegradabili e compostabili sono certificati dal CIC, il Consorzio Italiano dei Compostatori, e accettati dagli impianti di compostaggio che producono compost di alta qualità certificato dal CIC.



8. Carbon footprint dei sacchi


Uno dei principali problemi ambientali è rappresentato dal Riscaldamento Globale. Come noto la causa di questo fenomeno è individuata nel rilascio in atmosfera di gas ad effetto serra, il più
importante di tutti è l'anidride carbonica prodotta durante la combustione di carburanti fossili.
All'interno del settore industriale, la produzione di plastiche causa un consumo di risorse fossili che è stimato essere pari al 4% del consumo totale. Questi dati indicano che il settore delle plastiche,
nel suo complesso, non è quello che ha le responsabilità maggiori per quanto riguarda il riscaldamento globale. Anzi, la possibilità di
produrre oggetti leggeri ma resistenti, e quindi con un basso impatto a livello della distribuzione, li rende competitivi rispetto ad altri materiali molto più pesanti. E' tuttavia chiaro che per poter
conoscere l'impatto ambientale di un prodotto è necessario procedere ad un'analisi del suo ciclo di vita, in modo da comprendere tutte le fasi. Il Life Cycle Assessment (Valutazione del Ciclo di Vita) rappresenta uno degli strumenti fondamentali per l’attuazione di una Politica Integrata dei Prodotti, nonché il principale strumento operativo del “Life Cycle Thinking”. Si tratta di un metodo oggettivo di valutazione e quantificazione dei carichi energetici ed ambientali e degli impatti potenziali associati ad un prodotto/processo/attività lungo l’intero ciclo di vita, dall’acquisizione delle materie prime al fine vita (“dalla Culla alla Tomba”). La rilevanza approccio innovativo che consiste nel valutare tutte le fasi di un processo produttivo come correlate e dipendenti , giungendo a quantificare gli impatti ambientali cumulativi.

È possibile apprezzare in modo sostanziale l'effetto positivo dell’uso dei prodotti fatti con Mater-Bi® nel momento in cui si applica
l’approccio di LCA chiamato consequenziale ("Consequential LCA"). Secondo tale approccio è opportuno considerare anche le conseguenze legate all'introduzione del prodotto in studio, ossia
gli aspetti indiretti. Questo approccio è importante per una corretta valutazione dei prodotti in Mater-Bi®, in quanto il loro maggiore beneficio risiede proprio nel miglioramento complessivo del
sistema studiato e dei sistemi ad esso correlati, come ad esempio il miglioramento dei sistemi di raccolta della frazione organica dei rifiuti e della qualità del compost con conseguente aumento delle potenzialità di preservazione della fertilità dei suoli.




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