La Bioeconomia in Europa: presentato l’ultimo rapporto di Intesa San Paolo, Assobiotec e Cluster Spring sui numeri del settore

  mercoledì 7 luglio 2021

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La Bioeconomia in Europa: presentato l’ultimo rapporto di Intesa San Paolo, Assobiotec e Cluster Spring sui numeri del settore

Il 30 giugno si è svolto online l’evento di presentazione del VII Rapporto “La Bioeconomia in Europa”, redatto dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, in collaborazione con Federchimica-Assobiotec e il Cluster Tecnologico Nazionale della Chimica Verde SPRING. 
 
Il rapporto si pone l’obiettivo di continuare a monitorare l'attività legata alla bioeconomia, il settore che usa risorse biologiche, inclusi gli scarti, per la produzione di beni ed energia. Questa nuova edizione fornisce un quadro aggiornato ai dati del 2020, con l’obiettivo di far emergere gli effetti generati dalla pandemia. Sono inoltre presenti due focus tematici relativi alla bioeconomia nelle regioni italiane e alla chimica bio-based. 
 
Secondo le stime di Intesa San Paolo, la Bioeconomia in Italia ha generato un output pari a circa 317 miliardi di eurooccupando poco meno di due milioni di persone. Dopo aver chiuso il 2019 con un incremento dell’1,4%, nel 2020 il settore ha perso nel complesso il 6,5% del valore della produzione, un calo inferiore rispetto a quanto segnato dall’intera economia (-8,8%): il peso della bioeconomia in termini di produzione è pertanto salito al 10,2% rispetto al 10% del 2019 e al 9,9% del 2018. 
 
livello europeo, il valore della Bioeconomia ha evidenziato un calo meno rilevante rispetto al resto dei settori, dimostrando una maggiore resilienza allo shock pandemico, grazie alla natura essenziale delle attività di questo metasettore. Nel complesso, in Europa occupa 11 milioni di persone, con un fatturato di circa 1.715 miliardi di euro. 
 
Il focus sulle regioni Italiane, realizzato in collaborazione con gli economisti di SRM-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, evidenzia poi come, in termini assoluti, Lombardia e Veneto risultino al primo posto per valore aggiunto e occupazione. Se si considera invece il valore aggiunto della bioeconomia sull’economia regionale spiccano invece la Basilicata e Trentino-Alto Adige, con un’incidenza del 9,3%. Le regioni del Mezzogiorno si distinguono nella graduatoria nazionale in termini di occupazione, con un’incidenza del 10,7%, circa 3 punti percentuali in più rispetto alla media italiana (7,9%).  
 
Infine, l’approfondimento tematico dedicato alla chimica bio-based presenta un’interessante mappatura, realizzata con il supporto del Cluster Nazionale della Bioeconomia circolare SPRING, degli attori di questo sistema dinamico e complesso: il documento conta più di 830 soggetti, tra cui 84 Università e centri di Ricerca (pubblici e privati), e circa 730 imprese (con più di 500 start-up), a cui si affiancano altre istituzioni ed associazioni con ruolo di supporto e promozione. 
 
Scopri di più consultando il Rapporto “La Bioeconomia in Europa” o rivedendo la diretta dell'evento disponibile sul sito di Intesa San Paolo.